Keplero
Vasco Ronchi, Sui fondamenti dell'acustica e dell'ottica, OLSCHKI,
Firenze 1967
"Il Keplero considera i corpi materiali come costituiti da tanti
punti, di cui quelli alla superficie emettono raggi rettilinei e
infinitamente estesi, finché non incontrano un ostacolo. Prende quindi
in esame uno solo di questi punti: esso emette una stella di raggi in
tutte le direzioni (fig. 7).
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Se di fronte si trova un occhio (fig. 8), entro di questo entra un
cono di raggi che ha per vertice la stella e per base la pupilla. Essi
si rifrangono, sia attraverso la cornea, sia attraverso i mezzi interni
all'occhio, e vengono a formare un nuovo cono che ha ancora per base la
pupilla e per vertice un punto della retina. [...] il Keplero fa un
rilievo pure di grande importanza: egli nota che se il fascio incidente non
fosse limitato dalla pupilla, ma interessasse tutto il globo oculare, sia pure
considerato come una semplice sfera d'acqua, i raggi rifratti non passerebbero
tutti per un punto, perché invilupperebbero una caustica, come avevano già
trovato altri matematici prima di lui; ma egli invece di trarne una conclusione
affine a quella dei predecessori, notò che se si diaframma il fascio, proprio
come fa la pupilla, il fascio rifratto si concentra praticamente in un unico
punto, che è la cuspide della caustica.
Con ciò Keplero non solo individuò per la prima volta la funzione della
pupilla come diaframma, ma concentrò l'attenzione sopra una circostanza che
doveva aprire all'ottica un avvenire nuovo.
Così il Keplero è giunto a ottenere che tutti i raggi del cono emesso da un
punto dell'oggetto e penetrati nell'occhio vadano a concentrarsi in un punto
della retina. Qui avviene lo stimolo dell'organo sensibile e la trasmissione dei
segnali al cervello e alla psiche. Questa ora deve rappresentare i segnali
ricevuti.
Intanto il fatto che i raggi abbiano stimolato una zona piccolissima della
retina sta ad indicare che essi sono partiti da un elemento puntiforme [...].
Una volta stabilito che la rappresentazione deve essere un punto luminoso
e colorato, si tratta di localizzarlo al posto dell'oggetto. Il Keplero esamina
questo problema con un acume veramente straordinario. Per localizzare il punto
luminoso al posto dell'oggetto, bisogna che la psiche sia in grado di conoscere,
attraverso le informazioni contenute nello stimolo sulla retina, la posizione del punto-oggetto nello spazio.
Ora la direzione dei raggi che da questo punto arrivano all'occhio
determina la posizione (fig. 9) del punto impressionato sulla retina..."

Fig. 9
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